Tassi in ascesa
Esiste un effetto perverso che si origina dalle aride distese di sabbia del Nord-Africa spingendosi fin nelle tasche dei consumatori. Proviamo a ricostruirne il percorso. Dall’inizio di quest’anno in varie aree del Nord-Africa sono esplose una serie di rivolte da parte degli abitanti di quei paesi. All’origine di queste rivolte vi sono rivendicazioni per migliori condizioni di vita e maggiore democrazia. La popolazione della Tunisia è stata la prima in ordine di tempo seguita a ruota da quella dell’Egitto e dai libici. In generale è tutta l’area ad essere in fermento, non dobbiamo inoltre dimenticare la crisi iraniana in atto ormai da decenni. Le modalità con cui questa crisi politica generalizzata si riverbera sulle tasche dei consumatori sono facilmente intuibili. L’instabilità politica di quelle aree si traduce immediatamente in aumento dei costi dei carburanti e delle materie prime. In prima istanza il rincaro dei carburanti impatta sulle tasche dei consumatori in modo diretto, alla pompa dei carburanti piuttosto che sulla bolletta dell’energia elettrica o del gas. Il rincaro dei carburanti agisce sul costo di trasporto delle merci e quindi sul costo dei beni di consumo.
L’aspetto più perverso di questa catena è rappresentato dall’aumento del tasso di inflazione che è calcolato sulla base dei rincari di determinati beni di consumo. Il tasso di inflazione influisce sul costo del denaro e quindi sui tassi di interesse. Per i mutui a tasso variabile questo andamento rappresenta un nodo scorsoio e rischia di mettere seriamente in crisi le famiglie che hanno acceso un mutuo a tasso variabile. Diverso è il discorso per il credito al consumo. Il credito al consumo è basato essenzialmente su finanziamenti veloci, di limitata entità e quasi esclusivamente a tasso fisso. Dunque occhio ai mutui, soprattutto ai mutui a tasso variabile. Con l’aria che tira difficilmente assisteremo a un calo del costo del denaro in tempi brevi.













