L’epopea di Parmalat
Chi si ricorda di Parmalat e di Callisto Tanzi? Siamo nel 2003 e il mito targato anni ’80 dei grandi capitani dell’industria italiana è ampiamente tramontato; Olivetti azienda dell’inossidabile ingegnere De Benedetti, passata da tempo dalle telescriventi ai pc, ha una quota di mercato minima. Raul Gardini ex titolare Enimont era morto suicida da dieci anni mentre un altro big, Sergio Cragnotti, sempre nel 2003 veniva inserito nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, con l’accusa di bancarotta fraudolenta. L’anno successivo verrà rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con ordinanza di custodia cautelare restandoci per sei mesi. Il processo relativo al crack Cirio, di cui Sergio Cragnotti era titolare, è tuttora in corso. Cosa accadde a Parmalat nell’ormai lontano 2003? In quell’anno la Parmalat venne travolta da un rovinoso crac che la costrinse a dichiarare bancarotta. Sotto le direttive del Ministero delle Attività Produttive gran parte delle Società del Gruppo vennero ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (DL. 347 del 23.12.2003) e venne nominato Commissario Straordinario Enrico Bondi.
Negli anni successivi, grazie ad un’attenta amministrazione e ad alcune oculate dismissioni (Grisbì, Mr Day, ProntoForno, Pomì, Pomito e Pais) l’azienda viene progressivamente risanata; fa acquisizioni a sua volta e torna ad essere appetibile sul mercato. Poiché l’appetito viene mangiando, è di questi giorni la notizia del tentativo di scalata della Parmalat da parte della multinazionale francese Lactalis, che in Italia si è già pappata i marchi Galbani, Invernizzi, Locatelli e Cademartori, al 23 di marzo Lactalis aveva già raggranellato il 29% del capitale Parmalat tenendosi sotto quel limite del 30% che l’obbligherebbe a lanciare un’OPA. Al tentativo della Lactalis si è subito pronunciato il governo in senso contrario. L’esecutivo sostiene di battersi allo scopo di tutelare l’italianità del marchio. Certo è che in assenza di una cordata di imprenditori italiani (un po’ sullo stile di Alitalia) è assai probabile che il marchio Parmalat passerà nelle mani della multinazionale francese.














