Prestiti: anche gli Stati sovrani vi fanno ricorso.

In questo periodo di grande difficoltà per l’economia mondiale si assiste al ricorso al prestito anche da parte di Stati nazionali caratterizzati solitamente da un’economia florida o comunque infinitamente più evoluta e stabile dei paesi delle aree più povere e depresse del globo. Non è soltanto il perdurare di questa crisi finanziaria ad aver rimescolato le carte dell’economia mondiale; il trend di crescita impetuoso di paesi quali la Cina, l’India e in parte anche il Brasile, ha spostato l’asse portante dell’economia mondiale verso altre aree del Globo. Trattandosi di prestiti di dimensioni difficilmente immaginabili non assisteremo ai classici prestiti in 24 ore ma a qualcosa di più complesso.

Il paese attualmente nell’occhio del ciclone e per il quale il sistema finanziario europeo si sta muovendo è l’Irlanda. Il cosiddetto salvataggio è di vaste dimensioni; sarà un prestito indicativamente intorno agli 85 miliardi di euro.  Buona parte del finanziamento – si parla di 35 miliardi di euro – sarà destinato al salvataggio delle banche irlandesi.  L’accordo raggiunto può essere così sintetizzato, saranno tre organismi internazionali rispettivamente: l’Fmi, l’Eurozona, attraverso il Fondo di stabilizzazione (l’Efsf, che dispone di 440 miliardi di euro) e  il Meccanismo di stabilità della Commissione europea (che dispone di 60 miliardi di euro) ad accollarsi l’onere prestito. Vanno anche considerati i  prestiti bilaterali della Gran Bretagna e dalla Svezia. Per formalizzare l’accordo dando via libera al prestito occorre l’assenso dell’Ecofin, che è ancora riunito. L’unico dubbio residuo riguarda la suddivisione delle quote tra i vari organismi finanziatori; l’Irlanda infatti vorrebbe mettere nel pacchetto anche i 20 miliardi di euro di cui ha disponibilità. In questo caso la divisione in terzi si applicherebbe a una somma complessiva di 65 miliardi di euro in luogo degli 85 preventivati.

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